Come aprire un'attività da zero: i passi in ordine

Dalla partita IVA al sito web: cosa fare, in che ordine e quanto costa davvero nel 2026.
Per aprire una piccola attività da solo servono, nell'ordine: sapere cosa vendi e a chi, decidere se ti serve la partita IVA e con quale regime, aprirla, scegliere come gestire fatture e scadenze, e dare all'attività una presenza online. Aprire la partita IVA costa zero. I costi veri arrivano dopo, con i contributi e gli adempimenti.
Questo articolo cita Fiscozen, con cui TuoSitoFacile ha una partnership.
Prima di qualsiasi pratica: cosa vendi e a chi
Prima dei moduli serve una frase chiara: cosa offri, a chi, a che prezzo. Chi riesce a dirla in dieci secondi di solito fa meno fatica anche a scrivere il sito, a fare le fatture e a trovare i primi clienti.
Se l'attività è davvero occasionale, esistono forme di collaborazione che non richiedono la partita IVA. Se invece è abituale, la partita IVA serve. È una distinzione su cui conviene chiedere conferma a un professionista prima di muoverti, perché sbagliarla ha conseguenze fiscali.
Partita IVA: quanto costa davvero
L'apertura è gratuita. Si fa online sul sito dell'Agenzia delle Entrate con il modello AA9/12, e l'attribuzione della partita IVA non prevede alcun tributo. Chi ti dice che aprirla costa qualche centinaio di euro sta quasi sempre vendendo un servizio di assistenza, non una tassa.
Quello che pesa sono i contributi INPS, e qui dipende da che attività fai. Per il 2026, secondo le circolari INPS, il quadro è questo.
- Professionista senza cassa (Gestione Separata): aliquota del 26,07% sul reddito per chi non ha altra copertura previdenziale e non è pensionato. Non esiste un contributo minimo fisso: se non guadagni, non versi.
- Artigiano: contributo minimo di circa 4.521 euro l'anno, da versare anche con reddito basso o nullo.
- Commerciante: contributo minimo di circa 4.612 euro l'anno, con la stessa logica.
La differenza è enorme per chi parte con pochi incassi. Con la Gestione Separata il costo cresce solo quando guadagni. Con le gestioni artigiani e commercianti c'è una base da coprire dal primo giorno. Chi è in regime forfettario in queste due gestioni può chiedere una riduzione del 35% dei contributi, ma va richiesta.
Regime forfettario in breve
È il regime che usa la maggior parte di chi inizia. Nel 2026 è accessibile con ricavi o compensi fino a 85.000 euro, con un'imposta sostitutiva del 15% che scende al 5% per i primi cinque anni se l'attività è davvero nuova e rispetta alcune condizioni, per esempio non aver svolto un'attività analoga nei tre anni precedenti. Nelle fatture non si applica l'IVA.
Se superi 85.000 euro, ma resti sotto i 100.000, esci dal regime dall'anno successivo. Sopra i 100.000 euro l'uscita è immediata, nello stesso anno. Ci sono anche cause di esclusione, come una soglia sui redditi da lavoro dipendente, quindi prima di scegliere il regime fai verificare il tuo caso.
Dopo l'apertura: gli adempimenti
Aprire è la parte facile. Il lavoro vero comincia dopo.
La fattura elettronica è obbligatoria, anche per chi è in regime forfettario. Sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 euro va applicata la marca da bollo. Imposte e contributi si pagano a scadenze precise, con saldo e acconti, e saltarne una costa sanzioni e interessi. Poi c'è la dichiarazione dei redditi.
Nessuna di queste cose è impossibile da fare da soli. Il problema è la distrazione: una scadenza dimenticata o una fattura emessa male si pagano, e di solito si scoprono tardi.
Serve un commercialista?
Per una partita IVA individuale non c'è un obbligo di legge di avere un commercialista, e la pratica di apertura si fa anche da soli. In pratica quasi tutti si fanno aiutare per gli adempimenti, soprattutto nei primi mesi. Le strade sono tre.
Un commercialista di zona. Hai una persona di riferimento che conosce il tuo caso e che puoi incontrare di persona. Costi e disponibilità cambiano molto da studio a studio, quindi chiedi sempre cosa è compreso nel canone prima di firmare.
Un servizio online. Gestisci tutto da una dashboard e hai un professionista a distanza. È una scelta comoda se lavori già in digitale e non hai bisogno di un contatto fisico.
Il fai da te con un software di fatturazione. Costa meno e funziona se sei disciplinato e il tuo caso è semplice, ma le decisioni fiscali restano a tuo carico.
TuoSitoFacile ha una partnership con Fiscozen, che rientra nella seconda categoria. È un servizio online per la gestione della partita IVA: ogni cliente ha un commercialista dedicato da contattare quando ha un dubbio, e da una dashboard si gestiscono fatture e scadenze, con un calcolatore delle tasse. Se vuoi capire se fa al caso tuo, puoi prenotare una consulenza gratuita e senza impegno. Lo trovi anche nella sezione Vantaggi del tuo account TuoSitoFacile.
Come per qualsiasi servizio, confronta almeno un'alternativa prima di scegliere: la partnership non ti toglie la possibilità di farlo.
Dai all'attività una presenza online
Chi sta valutando se rivolgersi a te, quasi sempre, ti cerca prima su Google. Un sito con servizi chiari, contatti e una zona in cui lavori risponde alle domande che il cliente si fa prima di scrivere, e lo fa anche quando non sei al telefono.
Il sito è anche il posto giusto per mostrare i dati dell'attività. Se offri servizi online, la normativa sul commercio elettronico chiede di rendere visibili i dati di chi li offre: nome o denominazione, sede, contatti e partita IVA. Metterli nel footer è la prassi.
Con TuoSitoFacile descrivi la tua attività in italiano e il sito viene generato in circa 60 secondi, poi lo modifichi scrivendo cosa vuoi cambiare. Puoi partire gratis su un sottodominio e passare al piano Smart quando ti serve un dominio .it tuo, a 9 euro al mese. Se vuoi vedere come funziona il processo, lo trovi spiegato in questa pagina.
I primi clienti
I primi clienti arrivano quasi sempre da chi già ti conosce: ex colleghi, conoscenti, passaparola. Dillo a tutti, in modo concreto, con una frase che spiega cosa fai e per chi. Se lavori su un territorio, completa anche la scheda su Google Business Profile: come farlo è spiegato nella guida su come farsi trovare su Google.
Una nota sul budget
Partire con pochi soldi è possibile se scegli bene la forma. Un professionista in Gestione Separata con un sito su piano gratuito ha costi fissi molto bassi: la partita IVA è gratuita, i contributi crescono con il reddito, e il sito parte da zero. Un artigiano o un commerciante deve invece mettere in conto, dal primo anno, un minimo INPS di oltre 4.500 euro.
Domande frequenti
Aprire la partita IVA costa qualcosa?
L'apertura è gratuita e si fa online sul sito dell'Agenzia delle Entrate. I costi reali sono i contributi INPS, le imposte e la gestione degli adempimenti.
Posso aprire la partita IVA senza commercialista?
Sì. La pratica si fa online da soli e non c'è un obbligo di legge di avere un commercialista per una partita IVA individuale. Molti scelgono comunque di farsi assistere per fatture, scadenze e dichiarazioni.
Quanto si paga di tasse in regime forfettario?
Nel 2026 l'imposta sostitutiva è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se l'attività è nuova e rispetta i requisiti. Si applica su un reddito calcolato a forfait, non sul guadagno reale, e in fattura non si applica l'IVA.
Devo pagare i contributi INPS anche se non fatturo?
Dipende dalla gestione. In Gestione Separata si versa in percentuale sul reddito, quindi senza reddito non si versa nulla. Artigiani e commercianti pagano invece un contributo minimo anche con reddito nullo.
Serve un sito web per aprire un'attività?
Non è obbligatorio, ma aiuta a farsi trovare e a dare fiducia. Se offri servizi online, sul sito vanno indicati i dati identificativi di chi li offre, partita IVA compresa.
Le informazioni fiscali di questo articolo sono indicative, riferite al 2026, e non sostituiscono la consulenza di un professionista.
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