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European Accessibility Act: chi è obbligato davvero

European Accessibility Act: chi deve adeguare il sito e chi è escluso. Soglie, servizi coperti, sanzioni e cosa fare se non sei obbligato ma vuoi farlo.

Risposta diretta

L'European Accessibility Act obbliga chi offre determinati servizi digitali a rendere accessibili siti e app. Non riguarda tutti i siti web: copre e-commerce, servizi bancari, e-book, trasporto passeggeri e comunicazioni elettroniche. Sono escluse le microimprese che forniscono servizi, cioè quelle con meno di 10 dipendenti e fatturato o bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro. Le sanzioni arrivano a 40.000 euro. Se hai un sito che presenta la tua attività senza vendere online, con buona probabilità non sei obbligato.

Cosa dice la norma

L'European Accessibility Act è la Direttiva europea 2019/882, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 27 maggio 2022 numero 82. È applicabile dal 28 giugno 2025, quindi l'obbligo esiste già da più di un anno.

Quello che è cambiato di recente è l'applicazione. Nel marzo 2026 AgID ha adottato in via definitiva le linee guida operative con la determinazione numero 38/2026, ed è attiva una piattaforma per segnalare i siti non conformi. Da quel momento chiunque può segnalare un sito, e il controllo parte da lì, non da un'ispezione programmata.

Lo standard tecnico di riferimento è la norma europea EN 301 549, che richiama le WCAG 2.1 al livello AA come soglia minima. Le linee guida AgID sono allineate alle WCAG 2.1 e 2.2, sempre con obiettivo minimo AA.

Chi è obbligato

In Italia convivono due norme sull'accessibilità, e confonderle è facile.

La Legge Stanca del 2004 riguarda la pubblica amministrazione e le aziende private con fatturato medio annuo superiore a 500 milioni di euro. Se stai leggendo questa pagina, quasi certamente non ti riguarda.

Il Decreto Legislativo 82/2022 è quello che ha allargato il perimetro al settore privato, e qui la soglia è molto più bassa. Ma non copre qualsiasi sito: copre chi fornisce determinati servizi.

Quali servizi rientrano

L'elenco è preciso, e questa è la parte che nella maggior parte degli articoli sul tema viene saltata. I servizi coperti sono:

  • il commercio elettronico, cioè chi vende online a consumatori
  • i servizi bancari al consumo, home banking compreso
  • i libri elettronici e i lettori dedicati
  • il trasporto passeggeri, con prenotazioni e biglietteria online
  • i servizi di comunicazione elettronica
  • i terminali self-service

Nel caso dell'e-commerce, l'obbligato è chi gestisce la piattaforma di vendita verso i consumatori. AgID nelle linee guida definisce questi servizi come forniti a distanza, per via elettronica e su richiesta individuale di un consumatore.

Il sito che presenta la mia attività è obbligato?

Se il tuo sito descrive quello che fai, mostra i tuoi lavori, indica orari e contatti, e non c'è nessuna transazione, con buona probabilità non ricadi nell'ambito del decreto, perché non stai fornendo uno dei servizi elencati.

La situazione cambia se sul sito vendi qualcosa, incassi pagamenti, gestisci prenotazioni con pagamento, o vendi contenuti digitali. In quel caso stai fornendo un servizio di commercio elettronico, e la valutazione va fatta.

Detto questo, la norma prevede anche esclusioni caso per caso legate all'onere sproporzionato, che vanno documentate. Se hai un dubbio reale sulla tua situazione, questa è una valutazione da fare con un consulente legale, non leggendo un articolo: qui trovi il quadro, non un parere sul tuo caso specifico.

Come funziona l'esclusione delle microimprese

Per microimpresa la norma intende un'impresa che occupa meno di dieci persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a due milioni di euro. Le microimprese che forniscono servizi sono esentate dagli obblighi di accessibilità.

C'è una distinzione da conoscere. L'esenzione riguarda i servizi. Le microimprese che trattano prodotti restano soggette agli obblighi, ma sono esentate dall'obbligo di documentare la valutazione sull'onere sproporzionato.

L'esenzione non è permanente: se cresci e superi le soglie, l'obbligo scatta.

Le sanzioni

Le sanzioni previste dal decreto arrivano fino a 40.000 euro. In caso di comportamento reiterato o di mancata collaborazione con AgID è prevista una penalità che può arrivare al 5 per cento del fatturato annuo. La vigilanza sui servizi è di AgID, quella sui prodotti del Ministero delle Imprese.

Il punto pratico è come parte un procedimento. I controlli nascono dalle segnalazioni degli utenti. Basta una persona che non riesce a completare un modulo o a leggere una pagina, e il meccanismo si attiva.

Di chi è la responsabilità della conformità

Questo è il punto che sorprende più spesso chi ha commissionato il sito a qualcuno. La responsabilità della conformità ricade sull'azienda che offre il servizio, non sul fornitore tecnico che ha realizzato il sito.

Se hai pagato un'agenzia tremila euro nel 2023 e il sito non è accessibile, la posizione scomoda è la tua, non la sua, a meno che il contratto non dica esplicitamente il contrario. Prima di scoprirlo per altre vie, rileggi quel contratto.

Perché conviene anche se non sei obbligato

Fuori dall'obbligo resta un argomento pratico. In Europa oltre 87 milioni di persone hanno una qualche forma di disabilità, e l'accessibilità non riguarda solo loro: riguarda chi ha una vista che peggiora con l'età, chi ha un braccio immobilizzato per qualche settimana, chi guarda un video in un luogo rumoroso senza poter alzare il volume, chi naviga con una connessione lenta.

Il ritardo è generalizzato. L'analisi WebAIM Million del 2025 ha rilevato in media 51 errori di accessibilità per ogni home page esaminata, e il 94,8 per cento dei siti presenta almeno una violazione delle linee guida WCAG. Sono errori di base, presenti anche su siti curati.

Molti di questi errori si risolvono con interventi elementari: testo alternativo sulle immagini, contrasto sufficiente tra testo e sfondo, moduli con etichette leggibili da uno screen reader, possibilità di navigare con la sola tastiera. Le vediamo una per una nella guida su come rendere accessibile un sito.

Il mio sito è obbligato a essere accessibile?

Dipende da cosa fa il sito e dalla dimensione della tua attività. Il decreto copre e-commerce, servizi bancari, e-book, trasporto passeggeri e comunicazioni elettroniche. Le microimprese che forniscono servizi, sotto i 10 dipendenti e i 2 milioni di fatturato, sono escluse. Un sito che presenta un'attività senza transazioni con buona probabilità non rientra.

Cosa si intende per microimpresa?

Un'impresa che occupa meno di dieci persone e ha un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a due milioni di euro.

Quali sono le sanzioni?

Fino a 40.000 euro, con una penalità che può arrivare al 5 per cento del fatturato in caso di reiterazione o mancata collaborazione con AgID.

Chi controlla?

AgID per i servizi digitali, il Ministero delle Imprese per i prodotti. I procedimenti partono in genere da segnalazioni degli utenti, non da controlli programmati.

Se il sito me lo ha fatto un'agenzia, la responsabilità è sua?

No. La responsabilità della conformità è dell'azienda che offre il servizio. Il fornitore tecnico risponde solo se il contratto lo prevede espressamente.

Basta installare un widget di accessibilità?

No. I widget che aggiungono un pannello con opzioni di contrasto e dimensione del testo non rendono conforme un sito che ha problemi strutturali. Lo standard richiede interventi sul codice e sui contenuti.

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